Il KPI, che può essere applicato a qualsiasi tipo di processo aziendale, oggi ormai è parte integrante di qualsiasi campagna o strategia web marketing. Lo sviluppo del “Key performance indicator” è stato reso possibile grazie alla “Rivoluzione Digitale” che, tra le tante cose, ha reso possibile poter monitorare, anche con estrema precisione”, gli effetti di ogni singola campagna pubblicitaria.

Ancora oggi, infatti, è impossibile sapere quante vendite sono state effettuate grazie ad uno spot in televisione, mentre possiamo tracciare perfettamente quanti prodotti vendiamo con una campagna Adwords.

L’analisi, nella SEO, sui social network, nella PPC e in qualunque tipo di attività promozionale online, diventa quindi fondamentale, il che rende il KPI un fattore imprescindibile.

Cosa significa KPI

KPI significa “Key performance indicator” che, in italiano, viene tradotto come “Indicatore chiave di prestazione”.

I KPI sono solo in apparenza un concetto semplice spesso sottovalutato e frainteso, tanto che in molti li confondono con gli “Obiettivi” di una campagna web marketing.

Leggi anche “KPI (Key Performance Indicator): cosa significa e a cosa servono“.

Cosa sono i KPI

Il “KPI” è un indicatore che permette di misurare l’efficacia di una campagna pubblicitaria. tali indicatori devono essere definiti prima di avviare la propria campagna e, in genere, sono circa una decina.

Pur essendoci KPI che potremmo definire “Standard”, possono variare a seconda del business e dell’obiettivo della campagna. I KPI, inoltre possono riferirsi sia alla singola campagna di riferimento che agli obiettivi aziendali.

I KPI non sono obiettivi

Si commette spesso l’errore di confondere il KPI con un obiettivo, ma questo è sbagliato. Il KPI è un indicatore, un valore numerico, che misura i risultati di tutte le strategie che mirano al raggiungimento di un obiettivo.

Quando si parla di “Obiettivo”, bisogna tener conto che può essere riferito sia a una singola campagna, sia agli obiettivi aziendali. Per esempio il social media manager ha come obiettivo quello di aumentare i followers su Facebook, mentre l’azienda ha come obiettivo quello di aumentare le vendite tramite il social network.

In questo caso, un KPI potrebbe essere il costo per l’acquisizione di un followers, se ci riferiamo al manager, o costo per conversione ottenuto tramite Facebook se ci riferiamo agli obiettivi aziendali.

Pertanto, l’azienda e i singoli dipartimenti devono stabilire in anticipo i propri obiettivi, in modo da poter assegnare ad ognuno di loro precisi KPI di riferimento.

Come e quando impostare i KPI

Prima di stabilire i propri KPI bisogna definire gli obiettivi dell’azienda, in genere legati alla crescita delle vendite e alla visibilità del brand.

Una volta messi in chiaro gli obiettivi aziendali, che in genere vengono pianificati di anno in anno all’interno del piano marketing, si possono stabilire i KPI.

Lo step successivo è la programmazione delle campagne pubblicitarie, ognuna con precisi obiettivi che verranno misurati durante lo svolgimento e alla fine. Anche per quantificare la qualità del lavoro svolto dal marketing, bisogna impostare determinati KPI, in genere concordati con l’agenzia o il reparto di riferimento.

Tipologie di KPI e caratteristiche

Tutto quello che può essere “Misurabile”, riferito alle “Performance aziendali”, può diventare un KPI, il che rende il tutto un concetto piuttosto ampio.

Per prima cosa, cerchiamo di definire meglio le caratteristiche di un KPI:

  • Deve essere un valore numerico assoluto
  • Può essere anche una percentuale
  • Deve prevedere una precisa connotazione temporale
  • Devono prevede una crescita o una decrescita
  • Devono far riferimento ad un preciso obiettivo

In generale, queste sono le caratteristiche di un KPI e, anche se sicuramente è possibile approfondire l’argomento, potete ritenere questa come un’analisi oggettiva (abbastanza).

Definire invece le tipologie di KPI è un discorso più complesso. I KPI infatti si adattano sia al tipo di azienda che alla campagna pubblicitaria programmata, pertanto possono realmente esistere tipologie pressoché infinite di indicatori.

Se però analizziamo la questione da un punto di vista più generale, possiamo definire fin da subito che esistono 2 tipologie precise di KPI:

  • KPI aziendali
  • KPI relativi alla singola campagna

Se poi vogliamo raggruppare i KPI in macro aree di interesse da valutare, potremmo identificare le seguenti:

  • Vendite
  • Customer Service
  • Brand Awareness

Esempi di KPI

Ho deciso di chiamare questo paragrafo “Esempi di KPI” ma, in realtà, potrebbe anche chiamarsi “Tipologie”. Se nel paragrafo precedente, infatti, ho segnalato le macro-aree a cui si può far riferimento durante l’impostazione dei KPI, di seguito andrò più nel dettaglio.

Brand Awareness

Mettiamo che abbiate appena investito su una campagna Facebook, su un influencer o anche semplicemente su dei volantini per far in modo di aumentare la visibilità del vostro marchio.

Come potete valutare gli effetti della campagna pubblicitaria?

Per prima cosa, tramite Google Analytics potete visualizzare se è aumentato il traffico diretto, ovvero quello ricevuto digitando direttamente l’indirizzo url del vostro sito.

Tramite Google Search Console invece potete visualizzare se è aumentata la visibilità del vostro marchio nelle ricerche. Per esempio prima gli utenti cercavano “Avvocato piazza Bologna”, oggi potrebbero cercare “Avvocato Bianchi a piazza Bologna”, oppure biciclette Francesco o assicurazioni X.

Un altro modo immediato per misurare l’aumento della vostra visibilità è analizzando la crescita dei vostri followers sui social e la relativa interazione con i vostri post.

Customer Service

Mettiamo che vi siete resi conto che i vostri clienti non sono soddisfatti del Customer service e che, pertanto, decidete di investire in un corso di formazione dedicato.

Per misurare l’efficacia del corso di formazione potete creare un apposito modulo per intervistare i clienti sul servizio ricevuto.

Potete inoltre misurare mensilmente il numero di recensioni negative per vedere se sono nella media o se sono diminuite.

SEO

Il monitoraggio degli effetti di una strategia SEO è fondamentale, anche se spesso viene sottovalutato.

Per prima cosa dovete recarvi su Google Search Console, dove troverete 4 KPI già belli e pronti:

  • Click
  • Impression
  • CTR
  • Posizione media

Su Google Analytics, invece, potrete monitorare il traffico organico e vedere se è aumentato o no. Configurando correttamente le conversioni, inoltre, potrete anche quantificare il numero di vendite avvenuto grazie alla SEO.

Utilizzando strumenti SEO a pagamento, potrete impostare come KPI anche il numero di parole chiave presenti in prima pagina dall’inizio della vostra strategia SEO.

Non posso certo negare che utilizzando strumenti SEO professionali a pagamento, come per esempio SEMrush, il numero di KPI da poter monitorare, e la facilità nel farlo, aumentano notevolmente.

eCommerce

Avete commissionato la realizzazione di un nuovo sito eCommerce e volete capire se funziona meglio? Allora i principali KPI da analizzare sono:

  • Tasso di abbandono dal carrello
  • Tempo medio di caricamento delle pagine
  • Frequenza di rimbalzo
  • Numero di pagine visualizzate in media per visita
  • Tempo medio trascorso sul sito dagli utenti

Ritengo che si possano impostare altri KPI, senza però escludere la possibilità di realizzare un’intervista per misurare l’indice di gradimento degli utenti.

Blog

I KPI legati alla crescita di un blog sono molteplici e possono provenire da campi diversi. Per esempio potete misurare la SEO facendo riferimento ai KPI già segnalati, così come potete fare per la brand awareness.

Se invece avete commissionato la realizzazione di un nuovo blog, potete usare alcuni dei KPI che ho segnalato per il settore eCommerce, come per esempio la frequenza di rimbalzo o il tempio medio trascorso sul sito da un singolo utente.

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