Perché il mio sito ha perso improvvisamente molte visite? Perché l’indicizzazione del mio sito è precipitata?

Chiunque possieda un sito web e ha avuto modo di utilizzare Google Search Console e Google Analytics, si sarà trovato sicuramente, almeno una volta, di fronte ad un calo improvviso delle visite o a una perdita di posizioni nei risultati di ricerca.

Se accade tutto questo, escludendo cause sistemiche o stagionali, probabilmente hai ricevuto una o più penalità da Google.

Leggi Anche: Cosa sono le penalizzazioni di Google

Individuare le penalità manuali è molto semplice perché vengono segnalata all’interno di Google Search Console, mentre per le penalità algoritmiche è tutta un’altra storia.

Per individuare una penalità algoritmica, che ha causato una perdita di posizioni sui motori di ricerca, bisogna muoversi come un medico, escludendo passo passo le possibili cause del problema fino a trovare la soluzione.

Per aiutarti della ricerca delle cause delle penalizzazioni di Google, ho deciso di scrivere un articolo con diversi esempi.

1 – Contenuto duplicato, copiato o rubato

Se il contenuto del tuo sito non è originale, ma copiato da altri siti, questo ti causerà una penalizzazione da parte di Google. Per essere sicuro di non avere contenuti duplicati all’interno del tuo sito puoi utilizzare questi 2 strumenti: http://www.copygator.com e http://www.copyscape.com.

Per essere più chiari, i contenuti duplicati sono contenuti, realizzati da te, che si ripetono all’interno del tuo sito, mentre i contenuti copiati sono quei testi presi da altri siti. I contenuti “rubati” sono i testi copiati da altri siti e inseriti sul proprio senza averne l’autorizzazione.

2 – Copiare parti di pagine o articoli da altri siti

Per evitare di copiare un articolo intero, in alcuni casi si copiano “parti di pagine”, ma anche questa pratica può essere oggetto di una penalizzazione. Google infatti vuole che un contenuto non solo sia originale, ma anche che fornisca all’utente qualcosa di nuovo, con valore aggiunto rispetto ai contenuti già presenti. Copiare da altri siti, invece, significa semplicemente pubblicare online qualcosa che già esiste: per questo in genere si viene ignorati dall’algoritmo di Google.

3 – Incoerenza tra titolo e contenuto

Il titolo di un articolo viene realizzato con un tag h1 e un tag “Title”, che deveno riflettere il contenuto del sito, come un piccolissimo riassunto o un’introduzione. Se ancora non fosse chiaro il punto, provo a fare un esempio concreto:

Se il titolo è “viaggi in Thailandia in offerta”, all’interno della pagina devono esserci un elenco di viaggi in Thailandia a prezzi scontati. Spesso invece vengono inseriti nel Tag H1 (e/o Tite) parole chiave come prezzi, sconti, offerti perché cercate di più e perché sono “Acchiappa click”, ma se il contenuto della pagina non rispecchia il titolo (h1), si verrà penalizzati.

4 – Contenuti di bassa qualità

Se un contenuto risulta di bassa qualità può provocare un penalità. Un contenuto di bassa qualità infatti causa un’alta frequenza di rimbalzo e non genera condivisioni, danneggiando il posizionamento del sito. Questo tipo di contenuto è causato o da persone che non conoscono il content marketing, le regole SEO o la SEO copywriting.

Quando un’azienda decide di realizzare un proprio blog, con contenuti originali, in genere si rivolge ad un’agenzia esterna. La creazione di articoli però è un settore molto delicato, sia perché non è affatto semplice trovare Copywriter Freelance validi, sia perché i prezzi possono variare da 3 a 50 euro ad articolo. Una volta mi è stato chiesto anche 100 euro per un articolo.

Trovare il giusto equilibrio non è semplice ma bisogna anche comprendere un fatto: se si acquista un articolo da 5 euro, nella migliore delle ipotesi si avrà un articolo da 5 euro, il che significa che, per renderlo di qualità, bisognerà rimetterci le mani sopra.

Acquistare articoli di scarsa qualità, nelle migliore delle ipotesi, non migliorerà il posizionamento del sito e non farà aumentare le visite.

5 – Comprare click e visite

Molti siti, o agenzie SEO, offrono un servizio a basso costo per generare numerose visite in tempi brevi. Questa tecnica è utilizzata per “buttare fumo negli occhi” degli sprovveduti, e anche se nel breve termine si possono avere dei benefici, Google è in grado di riconoscere del traffico generato in maniera artificiale, e quindi penalizzerà il sito o lo escluderà dai risultati di ricerca (S.E.R.P.).

6 – Pagine Doorway

Sono pagine simili alle “Landing Page”, ma vengono utilizzate per indicizzare un sito per determinate parole chiave e indirizzare le persone sempre alla stessa pagina. Google ne parla in maniera approfondita in questa pagina.

7 – Utilizzo scorretto delle Landing Page

Le landing page sono utilizzate da moltissime aziende e sono indispensabili per vendere online ma, ovviamente, vanno monitorate. Le landing page spesso generano dei link con contenuti simili o identici e, quando succede, bisogna utilizzare gli URL canonici, onde evitare di incappare in qualche penalità.

8 – Eccessiva Keyword Density

La Keyword Density in passato era un parametro tenuto in considerazione per il posizionamento sui motori di ricerca, ma oggi non è più così. Ad ogni modo, un’eccessiva presenza di una determinata parola chiave all’interno di una pagina, può essere interpretata dall’algoritmo di Google come una tecnica Black Hat SEO.

9 – Commenti Spam

Devi fare molta attenzione ai commenti che le persone lasciano sul tuo sito perché spesso si tratta di link a siti che non hanno una buona reputazione e che vengono usati solo per generare Spam. Oggi gli spammer sono diventati veramente molto abili e ci sono state delle occasioni in cui stavano quasi per “fregare” anche me.

Se usi WordPress attiva Akismet, un plugin che ti aiuterà a prevenire molti attacchi.

10 – Tag Title duplicato

Una pratica sbagliata è quella di chiamare tutte le pagine allo stesso modo.

Per esempio, se vuoi finire in prima pagina con la parola chiave “B&B Milano” e come tag title scrivi sempre “B&B” Milano, verrai penalizzato o, nella migliore delle ipotesi, non raggiungerai mai la prima pagina.

11 – “Hidden Tag”

Per i principianti del web design significherà poco, ma in poche parole consiste nel nascondere porzioni di testo o link all’utente, ma non al motore di ricerca. Questa pratica era molto utilizzata alle origine del web per falsare i risultati dei motori di ricerca.

12 – Mancanza di breadcrumbs

Non impostare i breadcrumbs per la navigazione all’interno del proprio sito può essere oggetto di penalizzazione. Inserire i breadcrumbs è molto semplice ma ti consiglio comunque di contattare il tuo webmaster.

13 – Assenza della Sitemap

Il mancato invio della site-map può essere oggetto di penalizzazione. Su questo link  troverai maggiori informazioni a riguardo, ma ti consiglio comunque di contattare il tuo webmaster.

14 – Link esterni non più attivi

Spesso inseriamo all’interno dei nostri siti link verso altri, ma può succedere che ad un certo punto quei link non siano più attivi, causando quindi una penalizzazione. Tieni sempre sotto controllo i tuoi link esterni e assicurati che siano attivi.

15 – Eccessivo scambio di Link

Questa penalizzazione rientra in quelle che una volta erano le tecniche di Link Building e consiste nell’ospitare sul proprio sito il link di un amico o di un partner a patto di ricevere lo stesso trattamento. Se questa tecnica è utilizzata in maniera eccessiva, può creare una penalizzazione per il proprio sito.

16 – Aumento improvviso di link verso il tuo sito

Un altro comportamento che può risultare “sospetto” per gli algoritmi di Google è l’apparizione in breve tempo di numerosi link che puntano al tuo sito, specie se è nuovo. In questo caso, stiamo parlando di una sorta di “Fast Link Building”.

17 – Link “spam nel Footer”

Utilizzare il proprio footer come spazio dove inserire qualunque tipo di contenuto e link può causare una penalizzazione.

18 – Link da siti in un’altra lingua

Anche se sono link ottenuti legittimamente, Google potrebbe penalizzarli perché ogni persona dovrebbe leggere contenuti nella propria lingua. Anche se ritengo abbastanza difficile (se non ingiusto) essere penalizzati per un link di questo tipo, siccome bisogna eliminare tutte le possibili cause di una penalizzazione, bisogna tenere presente anche questa eventualità.

19 – Link in uscita assenti

Se all’interno del tuo sito sono assenti link in uscita, sia “related” (collegati alle tue pagine) che verso siti esterni, la qualità dei tuoi contenuti potrebbe risentirne, e questo può generare delle penalizzazioni. Google apprezza quando all’utente viene permesso di approfondire un argomento attraverso sistemi di navigazione semplici ed intuitivi.

20 – Sito lento

Se il sito non si carica velocemente, sia da desktop che da mobile, si rischia di essere penalizzati.

Su questo link è possibile effettuare uno speed test del proprio sito per verificarne la velocità di caricamento delle varie pagine.

Google non solo darà un punteggio al tuo sito, ma ti dirà anche cosa ottimizzare per renderlo più veloce.

Un sito veloce è fondamentale per raggiungere la prima pagina nei risultati dei motori di ricerca.

21 – Sito non responsive

Sembra banale, ma senza un sito predisposto per il mobile, si verrà certamente penalizzati, così come con un sito mobile senza un buona “user experience”. La navigabilità di un sito e la sua accessibilità con dispositivi diversi è fondamentale per il posizionamento sui motori.

22 – Sito Hakerato

Avere il sito Hakerato significa che qualcuno è entrato nel tuo FTP ed ha caricato contenuti “spam”. Se il tuo sito viene Hakerato, Google lo rimuoverà immediatamente dalla SERP. Parlerò di come prevenire l’attacco degli Haker in un altro articolo, per ora ti consiglio di contattare il tuo webmaster e di assicurarti sia di avere password efficaci, che di aver acquistato un servizio di antivirus e anti-spam per il tuo sito.

23 – Eccessivo utilizzo del redirect #301

[Aggiornamento 2018] In passato utilizzare un redirect #301 causava una sorta di penalità, ovvero una perdita di traffico e posizionamento. Questo avveniva perché l’algoritmo di Google impiega diverso tempo ad indicizzare il nuovo link, senza considerare che non era per niente scontato il fatto di poter riacquistare la stessa posizione.

Recentemente però le cose sono cambiate. Oggi Google è in grado di indicizzare un contenuto in brevissimo tempo, anche in caso di redirect, che non è più visto come una penalizzazione. A mio avviso tutto questo è dovuto all’introduzione del protocollo https, per il quale Google ha, in un certo senso, preteso una migrazione da parte di qualsiasi sito.

Come forse saprete una migrazione causa, in media, una perdita del 30% del proprio traffico, motivo per il quale, inizialmente, i webmaster erano molto restii nell’introdurre il protocollo https. Una volta però agevolata l’indicizzazione di una url anche dopo l’inserimento di un redirect #301, hanno accettato tutti il nuovo protocollo.

24 – Errori nel codice

Avere un sito che presenta errori nel codice può comportare delle penalizzazioni.

Per verificare tutti gli errori (o quasi) del tuo sito puoi utilizzare il Markup Validator Service del W3C.

25 – Qualcuno ti ha inserito nel “Pinguin Spam report”

Sulla pagina dedicata al Pinguin Spam Report è possibile segnalare i siti che generano contenuti spam, se il tuo sito venisse inserito su questa pagina, sopratutto se utilizzi tecniche SEO “dubbie”, potresti essere penalizzato.

Per esempio, essere inseriti all’interno del Penguin Spam Report può essere una conseguenza di un uso sbagliato dell’email marketing.

26 – Url cancellate

Se cancelli una o più pagine indicizzate, i tuoi utenti non le troveranno più cliccando sui risultati presenti nella SERP, rischiando seriamente di essere penalizzato. Questo perché Google vuole offrire un servizio di qualità ai suoi clienti, che non prevede la presenza nella SERP di link non funzionanti.

Quando cancelli una URL ricordati di utilizzare un redirect #301 o un #404 (per essere sicuro parla con il tuo webmaster), altrimenti rischi di far penalizzare tutto il tuo sito.

Dalla mia esperienza personale posso dire che se una url non è indicizzata, o è talmente in basso nella SERP da non essere poter essere cliccata, la sua cancellazione non dovrebbe arrecare danni, quindi adesso non entrare nel panico se hai cancellato o modificato url, ma fai comunque maggiore attenzione in futuro.

Consulenza SEO per rimediare alle penalizzazioni di Google

Individuare una penalizzazione algoritmica non è semplice e bisogna diffidare di chi offre servizi troppo economici o “bacchette magiche”.

Se dopo aver letto questo articolo pensi di aver capito perché il tuo sito ha perso posizioni nei motori di ricerca, contatta il tuo webmaster o un’agenzia SEO e chiedi consiglio su come agire al meglio.

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