Con il termine Black Hat SEO si intende indicare quelle tecniche penalizzate dagli algoritmi di Google per portare un sito in prima pagina secondo determinate parole chiave. Spesso si può trattare di vere e proprie pratiche illegali che prevedono l’utilizzo di virus e malware in grado di manomettere un sito pur non avendo i codici di accesso.

In generale, la Black Hat SEO cerca di alterare i risultati dei motori per ottenere facili guadagni, sono molto più utilizzate di quanto si pensi e possono portare in breve tempo enormi benefici, anche se ci sono dei rischi. Usare la Black Hat SEO infatti è un po’ come non pagare le tasse: può andarti bene anche per anni ma prima o poi il Fisco, in questo caso Google, presenta un conto salato.

I continui aggiornamenti dell’algoritmo, infatti, si muovono proprio in tal senso, al fine di scovare i comportamenti “Malevoli” per premiare invece chi segue le regole SEO.

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Alcune tecniche Black Hat SEO

  • keyword stuffing
  • article spinning
  • link buying and exchanging
  • link farms
  • doorway pages
  • content automation
  • nascondere testi o link
  • redirect verso siti diversi
  • cloaking

Conclusioni sulla Black Hat SEO

Secondo Google nessuno può garantire la prima pagina sui motori di ricerca, per questo, quando consultate uno specialista SEO, assicuratevi che non utilizzi tecniche Black Hat.

Se hai bisogno di assistenza per posizionare in prima pagina su Google il tuo sito, chiedi una consulenza SEO.

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